Salone WorldWide Moscow

DESIGN E DINTORNI

Achille Castiglioni 1918 – 2018

A Castiglioni. La mostra

di Marco Romanelli. Il centenario della nascita di un maestro dovrebbe essere un’occasione di festa. In realtà permane sempre un velo di tristezza: il personaggio di cui stiamo parlando certamente non è più tra noi. Ciò risulta particolarmente vero se, a essere ricordato, è Achille Castiglioni che, sia pur mancato ormai 16 anni fa, viene percepito ancora come parte della nostra quotidianità. Non solo perché i grandi progettisti sopravvivono attraverso i loro progetti (mobili, architetture, oggetti) che continuano a evocarne la presenza, ma soprattutto perché Achille era Achille, cioè era unico. Fisicamente molto presente, con le sue grandi mani, la sua voce roca, l’andatura un po’ curva, un sorriso contagioso e una rara attenzione verso gli altri. Ecco, credo che uno dei pregi maggiori della mostra antologica curata da Patricia Urquiola con Federica Sala alla Triennale di Milano (aperta fino al 20 gennaio 2019) sia proprio questo: evitare ogni celebrazione oleografica (Achille non era un santo e non avrebbe voluto sembrarlo), evitare ogni museificazione (Achille in realtà viveva il passato come una scala verso il futuro) e quindi farcelo sentire vivo, farlo veramente tornare in mezzo a noi.  Inutile negare le polemiche che la mostra ha suscitato, in primis per la curiosa scelta di affidare la curatela a una progettista piuttosto che a un critico, se però il risultato che si voleva raggiungere era quello di cui sopra, mai scelta fu più felice: Patricia affronta Achille “di pancia” e non “di testa”, non pone intellettualistiche distanze, non imposta puntigliose sequenze, semplicemente lo travolge (come è solita fare con tutti coloro che incontra). Saltano le cronologie, saltano le tipologie: vengono delineate 20 categorie meta progettuali (da “Keep it simple” a “Playfulness”, da “Redesigning” a “Serviti e Serventi”) a essere delineate e affrontate. Erano davvero le categorie mentali che seguiva Achille? Personalmente credo di no, ma che importa! Che importa se oggi questa impostazione ci può essere utile a guardare le sue cose, anche le più conosciute, con occhi nuovi e quindi a tradurre il suo lavoro in chiave propositiva per il futuro: usate così il catalogo, che non è uno strumento di analisi critica, piuttosto un “manuale di progettazione” sul campo! Diceva Achille, guardando un nuovo oggetto anonimo da aggiungere alla sua collezione: “Metti lì… che poi matura!”. Niente nostalgia quindi, ma folgoranti, inconsapevoli indicazioni per gli studenti, per i colleghi designer, giovani o vecchi, per tutti coloro che vorranno recepirle. 

La seconda polemica scattata in Triennale il modo in cui è stata citata la collaborazione – io preferirei chiamarla simbiosi – di Achille con il fratello Pier Giacomo, simbiosi crudelmente conclusa con la morte di quest’ultimo nel 1968, esattamente 50 anni fa. Polemica pretestuosa in quanto tutti quelli che hanno conosciuto Achille sanno che non perdeva occasione per ricordare il fratello. Polemica pretestuosa in quanto, in mostra, le opere del primo periodo, ovvero quelle a 4 mani tra il 1940 e il 1968, sono sempre accreditate con grande attenzione. Non dobbiamo dimenticare però che Achille, da quel 1968, ha disegnato ancora per 34 anni (da solo!), inanellando capolavori. E nessun senso hanno i confronti: è più un capolavoro la lampada “Arco” o il bidet “Linda”? E’ più un capolavoro la poltrona “San Luca”o la poltrona “San Carlo”? Domande retoriche: la verità è che, se percepiamo Achille ancora fisicamente tra di noi, grazie a lui anche Pier Giacomo è qui oggi!    

 

A Castiglioni

A cura di
Patricia Urquiola

In collaborazione con 

Federica Sala

Progetto di allestimento

Patricia Urquiola

Triennale di Milano

Viale Emilio Alemagna, 6 - Milano

Dal 6 ottobre 2018 al 20 gennaio 2019

www.triennale.org