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Trend Research: The Lighting Experience - Smart Light e PlayLight

Smart Light

Le tecnologie smart di ultima generazione trovano un’efficace applicazione in ambito lighting permettendo di connettere la luce a sistemi domotici e di automazione al fine di renderla responsive e capace di adattarsi alle esigenze e alle circostanze, creando di volta in volta l’atmosfera a esse più congeniale.

Basta del semplice scotch biadesivo per applicare i moduli triangolari di Nanoleaf Aurora alle pareti e creare le più disparate superfici luminose. Gli elementi, alimentati a LED, possono essere controllati dallo smartphone anche attraverso i comandi vocali e assumere i colori e l’intensità desiderati. In previsione, saranno anche capaci di accendersi e spegnersi al ritmo della musica diffusa nell’ambiente. Un sistema che si presta a un’infinita possibilità di utilizzi e che, grazie alla sua fluidità, realizza la perfetta fusione tra illuminazione, design e tecnologia.

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L’utilizzo di queste tecnologie dà, inoltre, nuovo impulso anche alla progettazione dell’oggetto lampada, sia esso piantana, sospensione o a parete, che si arricchisce di nuove forme e significati. La possibilità, ad esempio, di pensare all’illuminazione in modalità wireless permette di creare sorgenti luminose spostabili e trasportabili, cavalcando la tendenza che vede la progressiva ibridazione degli ambienti della casa.

A chi non è mai capitato di vivere un momento particolarmente intenso a contatto con la natura e di provare il desiderio di fissarlo nella memoria per poterlo rivivere almeno nel ricordo? Prendendo spunto da questa esperienza che possiamo considerare universale, il giovane duo di designer italiani Olive Creative Lab ha messo a punto una lampada tanto tecnologica nella progettazione quanto emozionale nella sua ispirazione.

Sun Memories, infatti, riproduce letteralmente la luce del sole sulla base delle nostre preferenze e inclinazioni. Tutto questo è possibile grazie a un wearable device, che attraverso un sensore luminoso è in grado di registrare l’intensità, il colore e la temperatura del sole nel corso di una giornata (la durata delle rilevazioni può superare le sei ore).

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I dati così raccolti vanno ad alimentare una app che consente al suo utente di creare una vera e propria “sunlight recordings playlist”, dove memorizzare la luce delle più belle giornate vissute all’aperto. Questa playlist può essere inviata a Sun Memories che per mezzo di un software presente al suo interno e di un RGB LED a esso collegato può restituire la luce naturale in tutta la sua ricchezza, dal colore all’intensità, dalla vivacità all’alternanza con le ombre. 

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L’aspetto più affascinante di questo progetto non ancora commercializzato non è tanto il fatto di poter avere una lampada facilmente regolabile e personalizzabile quanto la possibilità di introdurre nell’ambiente domestico o di lavoro una luce realmente viva, che si trasforma costantemente proprio come accade a quella naturale.

Una collezione di luci a sospensione che rende omaggio alla missione che nel 1969 portò – per la prima volta – l’uomo sulla Luna. Il designer di Woodlabo Gaël Wuithier, infatti, ha preso ispirazione dalla fusoliera di Eagle, il modulo lunare che effettuò l’atterraggio vero e proprio, per disegnare quattro lampade Orbit, Landing, Moon e Lift Off, che “raccontano” altrettante fasi cruciali della spedizione lunare. A esse si aggiungono Apollo – che ricorda la forma della leggendaria unità di comando Apollo 8 – e Eagle, che naturalmente richiama il modulo lunare.

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In tutto sei sculture luminose dalle forme leggere e aeree che, prese singolarmente, sono di grande suggestione e ammirate tutte insieme sembrano una piccola costellazione, una squadra di oggetti volanti sospesi in una dimensione senza tempo.

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La scelta dei materiali – compensato di betulla e alluminio – è un riferimento esplicito al design tecnico e alle componenti dei veicoli dell’allunaggio, mentre i sei paralumi sono costruiti assemblando sottili pannelli di betulla distanziati l’uno dall’altro di qualche millimetro in modo tale che la luce calda delle lampadine LED 3000K possa filtrare attraverso gli interstizi, enfatizzando così le forme concettuali delle lampade.

Siamo tutti ormai consapevoli di quanto gli smartphone possano incidere sulla capacità di concentrazione e sulla produttività. È sempre più frequente, quindi, che le persone cerchino degli antidoti all’iperconnessione, piccoli espedienti che – lontani dal rappresentare un rifiuto della tecnologia digitale – consentano di porre dei limiti all’eccesso di stimoli e sollecitazioni ai quali siamo quotidianamente esposti.

In quest’ottica, un valido supporto al nostro digital detox potrebbe essere rappresentato dalla commercializzazione di Tranquillo, un prototipo realizzato da un gruppo di studenti – Avid Kadam, Ruya Akyol, Jules McGannon e Yong-Ming Wang – di Domus Academy.

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Discreta lampada da tavolo, Tranquillo si accende solo quando sulla sua base viene posizionato lo smartphone, che contemporaneamente viene messo in automatico nella modalità “do-not-disturb”. Si ottiene così, con un semplice gesto, un doppio risultato: illuminare laddove ce n’è bisogno e favorire la concentrazione.

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Tranquillo, inoltre, è collegata a una app che permette di personalizzare l’intensità e il calore della luce in relazione alle proprie preferenze e ai contesti in cui deve essere usata (lettura, studio, lavoro, riposo, ecc.) e la sua base funziona anche come ricarica USB per lo smartphone.

Un vero oggetto multistaking che usa la tecnologia per ridurre l’impatto negativo che la tecnologia stessa può avere nel nostro quotidiano.

PlayLight

Il valore che le persone attribuiscono alla personalizzazione di prodotti e consumi aumenta in modo esponenziale quando ha a che vedere con il luogo che maggiormente rappresenta la loro identità sociale e più di tutto riflette il loro modo di vivere: la casa. Non stupisce, quindi, che proprio il settore lighting stia incorporando questa attitudine e che architetti di interni, designer e creativi si cimentino in progetti e nuovi prodotti che offrano loro la possibilità di costruire l’ambiente luminoso più confortevole e idoneo al loro stile di vita e alle loro abitudini.

Dal punto di vista formale la citazione nostalgica, che guarda al passato e all’ingenuità del mondo dell’infanzia come a un serbatoio di stimoli e immaginazione da cui attingere, diventa una delle possibili cifre distintive di nuovi concept e design.

Ideata dal duo viennese mischer'traxler, Equilumen è una lampada che per la sua struttura e il suo funzionamento ci ricorda di quanto sia delicato raggiungere un equilibrio fra diverse parti in gioco. E lo fa attraverso la luce.

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La luminosità delle due sfere in vetro, infatti, poste ai due estremi di un’asta in ferro, è ugualmente distribuita se queste sono posizionate sullo stesso asse.

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Oltre alla sua funzione simbolica, la lampada è pensata per innescare l’interazione con chi la utilizza permettendo di direzionare le due sorgenti luminose dove c’è maggiore esigenza di illuminazione, a seconda dei bisogni da soddisfare e dell’atmosfera che si vuole creare. A tal fine la lampada può essere ruotata di 90 gradi intorno al proprio centro e inclinata fino a 45 gradi.

A metà tra un riuscito numero di magia e una piccola installazione artistica, FLYTE è il sogno di bambino che il designer Simon Morris è riuscito a realizzare: produrre oggetti che gravitino liberamente nell’aria come un tappeto volante o l’hoverboard su cui Michael J. Fox volteggiava in Ritorno al Futuro.

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La lampadina a LED di FLYTE galleggia, infatti, letteralmente su una piccola base, disponibile in legno di quercia, frassino o noce, sfruttando la levitazione magnetica e il principio di induzione dell’energia attraverso l’aria, già noto dai tempi di Nikola Tesla. La parte inferiore della lampadina contiene un ricevitore wireless e un magnete, mentre il supporto è dotato di un trasmettitore wireless e un elettromagnete. Il magnetismo che ne deriva spinge il bulbo verso l’alto.

Per attivarlo basta abbassarlo delicatamente verso il centro della base magnetica: i LED inizieranno ad accendersi e a quel punto si avvertirà un rilascio delicato e gli elettromagneti centreranno automaticamente la lampadina in posizione, lasciandola fluttuare lentamente in un movimento di rotazione quasi ipnotico.

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Flyte non richiede batterie, ha una durata di 50.000 ore e, di fatto, libera la lampadina dal vincolo di fili e gravità. Non a caso il claim che si legge sul sito web recita: “Rendi la lampadina libera (Set the light bulb free)”!

Lines & Dots è la collezione di lampade del marchio Home Adventures fondato dai designer spagnoli Pablo Figuera e Álvaro Goula come un contenitore sganciato da logiche di mercato e in cui riversare la creatività rimasta inespressa della loro gioventù. Un modo per dare libero sfogo alla sperimentazione e al puro divertimento di inoltrarsi in territori espressivi sconosciuti e non convenzionali e dare vita, letteralmente, a nuove “avventure domestiche”. 

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Il processo creativo ha preso le mosse da migliaia di linee e punti disegnati a inchiostro su carta da cui sono nate otto sagome diventate altrettanti modelli. 

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Con una campagna conclusasi con successo su Kickstarter – che ha raggiunto il doppio del goal stabilito – all’inizio di quest’anno il sistema modulare di illuminazione a parete Helios è entrato in produzione. Ideato dal designer James Vanderpant e dall’ingegnere meccanico James Glover, Helios permette – con il suo concept di design che rimanda al Lego – di utilizzare le pareti come una tela su cui le mani delle persone si muovono come pennelli creando le condizioni di luce volute.

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Il prodotto consiste di piccoli esagoni di plastica – i mattoncini – che possono essere accostati e connessi tra di loro attraverso dei magneti posti sul bordo a formare le forme più disparate, completamente ritagliate su misura di chi le utilizza e sulla tipologia di ambiente che si vuole illuminare, dalle stanze della casa all’ufficio.

Una volta montate a muro, basta sfiorarle con la mano, come si fa con un touch screen, per attivarle grazie a un sensore presente all’interno dei singoli elementi. I magneti, oltre a rappresentare la connessione fisica tra di essi, permettono anche all’elettricità di trasferirsi dall’uno all’altro e oltre 100 tesserine possono essere collegate a un unico circuito.

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L’idea alla base è stata quella di realizzare un prodotto che potesse trasformare gli elementi architettonici degli interni in sorgenti luminose e, allo stesso tempo, conferire a chi lo usa la “capacità” di interagire con esso in modo giocoso, creando con un tocco un percorso luminoso che, in modo fluido e responsive, si adatta a mutevoli esigenze e bisogni.