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Trend Research: The New Way of Working - Nowhere Office, Shared Office e WorkSpace Reloaded.

Nowhere Office

In un momento storico in cui le persone e i lavoratori sono caratterizzati da un nomadismo crescente, è l’ufficio stesso a farsi nomade, perché ufficio può essere qualunque luogo dotato di connessione e della minima attrezzatura necessaria.

In virtù di questa sorta di smaterializzazione, l’ufficio contemporaneo assume le caratteristiche di un “nessun dove”. La casa, la caffetteria, la libreria, il metrò, la fermata dell’autobus possono oggi essere considerati in modo più o meno esplicito alla stregua di uno spazio di lavoro. Quasi un unico ufficio diffuso che, come una casa mobile, si porta con sé ovunque si vada.

In questo scenario mutevole i designer si misurano con la progettazione di moduliportatili” e autosufficienti che si spostano su quattro ruote o che possono essere impiantati dove occorre: dal giardino di casa agli spazi pubblici urbani. Oppure si ingegnano per ideare accessori e pezzi di arredo che permettono di creare temporaneamente mini-ambienti pop-up favorevoli al lavoro e alla concentrazione.

Uno dei primi esempi di postazione di lavoro mobile e a zero emissioni arriva dalla casa automobilistica Nissan. In collaborazione con il designer inglese William Hardie il brand ha sviluppato il concept di un mini-van allestito ad hoc per lavorare da remoto.

Ecologico, economico e flessibile, nasce a partire dalla trasformazione del van e-NV200 in un vero e proprio ufficio su quattro ruote, completamente elettrico: l’e-NV200 WORKSPACe. L’interno è una postazione di lavoro equipaggiata con tutto l’occorrente: scrivania ribaltabile integrata, computer con touch-screen, accesso wireless a Internet, luci led inserite nel pavimento in legno la cui intensità e colorazione possono essere regolate dallo smartphone, sistema di ricarica wireless e impianto audio Bluetooth. 

Non mancano le comodità più che basilari: mini frigo e macchina per il caffè di qualità professionale nonché una bicicletta pieghevole alloggiata in uno dei portelloni posteriori. Il rapporto con l’esterno è assicurato dal tetto panoramico in cristallo mentre le porte scorrevoli e il portellone a doppio battente consentono di operare in un ambiente più “arioso”, quando le condizioni meteo lo consentono.

In più, dalla zona posteriore si può estrarre un pianale “sospeso” che permette di avere uno spazio all’aperto da cui lavorare o semplicemente ammirare il panorama quando si vuole fare una pausa. Il veicolo si ricarica in 30 minuti, ha minime spese di esercizio e rappresenta un esempio di mobilità smart.

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Una linea di divisori per l’ufficio pensata per quei professionisti nomadi che lavorano in spazi pubblici e che spesso si trovano a trasformare il tavolino del bar nella propria scrivania temporanea. A questo annoso problema, Focus fornisce una soluzione semplice da implementare e gradevole dal punto di vista estetico

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Si tratta un divisorio in morbido tessuto naturale fatto a coste verticali per poter essere facilmente modellato in relazione al contesto e altrettanto facilmente arrotolato e stoccato nel momento in cui non serve più. È leggerissimo e sottile, può essere trasportato senza sforzi ed è disponibile in sei formati diversi.

Desk 02 è una scrivania dalle linee pulite e rigorose pensata per gestire, in modo razionale e senza il minimo spreco di spazio, tutto ciò che può stare su un tavolo di lavoro. 

Sulla parte superiore del piano una scanalatura appena visibile consente sia di alloggiare i cavi elettrici sia di appoggiare tutti i device, evitando così di averli in disordine sul tavolo e sempre a rischio di caduta improvvisa. Nella parte inferiore è possibile sistemare tutti i fili, le prese di corrente e il modem in una griglia sottilissima in modo tale da nasconderli alla vista. 

Accanto a questi semplici e utilissimi accorgimenti, una serie di piccoli accessori dal design discreto e dal grande impatto funzionale, in grado di personalizzare la scrivania. Per esempio, Stand è una piccola piattaforma su due livelli, che si può incorporare al piano, perfetta per disporre speaker e videocamera. Tray, come lascia intuire il nome stesso, è un vassoio per tenere in ordine cancelleria e piccoli oggetti che si incastra nella scanalatura per lasciare più spazio sul piano di lavoro. 

Shared Office

Diretta conseguenza dello sviluppo delle nuove tecnologie e dell’affermarsi di quella che viene definita Freelance Economy, è il concetto di coworking: spazi di lavoro condivisi caratterizzati da ambienti informali e da arredi riconfigurabili sulla base delle necessità del momento che diventano humus ideale per la circolazione delle idee e delle energie creative e luoghi di incubazione dell’innovazione prescelti dai giovani imprenditori dell’era digitale e dalle aziende start-up.

La generazione dei Millennials ha sposato i principi della collaborazione e della cooperazione e ha designato quali suoi luoghi elettivi questi nuovi spazi ibridi che sono molto di più che un semplice ufficio. Sono, infatti, luoghi di socializzazione e di incontro di gruppi di persone e comunità a geometria variabile che si aggregano intorno a pratiche e valori comuni.

Spesso ricavati dalla riqualificazione di complessi e architetture post-industriali gli spazi di coworking contribuiscono anche a risignificare aree abbandonate o depresse delle metropoli globali.

Una linea completa di arredi per uffici sempre più destrutturati e aperti vincitrice del Good Design Award 2016 del Chicago Athenaeum. Zones nasce dalla collaborazione dello studio inglese Pearsonal Lloyd col brand Teknion e si articola in piani di lavoro, sedute e accessori progettati per rispondere a diverse esigenze contemporaneamente: dal pod per chi ha bisogno di ritagliarsi un momento di privacy e isolamento ai grandi tavoli per chi lavora in gruppo, dai divanetti per il relax a cavalletti e sgabelli per incontri informali oppure per veloci soste davanti al portatile.

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L’idea è che ogni modulo possa assolvere a funzioni diverse a seconda di dove e come lo si utilizza. La postazione fissa è sostituita da una formula più fluida e itinerante che favorisce, insieme alla condivisione degli spazi, anche quella delle idee e delle competenze.

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Le forme morbide e avvolgenti, i colori caldi, la predominanza del legno e dei tessuti sono scelte estetiche volte a creare un ambiente confortevole

Come coniugare la condivisione con altre persone dei propri spazi di lavoro con la necessità di una quota minima di silenzio? È una domanda che ogni coworker si pone quasi tutti i giorni e alla quale hanno fornito una risposta ingegnosamente semplice i due designer Ivan Kasner e Uli Budde, progettando per De Vorm il pannello isolante AK 2.

Di un’ampia forma rettangolare, AK 2 si appende al soffitto, rimanendo così sospeso sul piano di lavoro e dividendolo idealmente in due metà in modo tale da non isolare completamente ma da regalare comunque un poco di privacy. L’interno è di schiuma assorbente per ridurre l’impatto acustico tipico dei luoghi molto ampi e affollati, mentre il rivestimento esterno è di feltro colorato sono dieci le versioni disponibili ottenuto riciclando la plastica delle bottiglie.

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Con un approccio multitasking che ben si adatta alle logiche degli spazi condivisi, Kasner e Budde hanno dotato la parte superiore di entrambi i lati di AK 2 di una tasca interna che contiene una luce da tavolo, risolvendo in questo modo un’altra criticità che spesso si incontra nei coworking: la scarsa illuminazione.

Portare la natura all’interno dello spazio di lavoro non come semplice suggestione estetica ma per incidere in maniera concreta e positiva sulla qualità di vita delle persone: lo studio cinese Vermilion Zhou Design Group è partito da questa ispirazione per progettare gli spazi della nuova sede di Fountown, coworking di Shangai per start-up e incubatori di innovazione.

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Partendo dall’idea di riprodurre un ambiente agreste in ufficio, lo studio ha fatto diventare luce naturale, aria, acqua e ossigeno gli elementi portanti dell’intero progetto, usandoli per quello che sono, ovvero “nutrienti” per il corpo e per la mente. La natura diventa così protagonista grazie a camminamenti in pietra, arredi in legno non trattato, acqua e grandi piante disseminate ovunque. 

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Per garantire alle persone piccole oasi di pace, i progettisti hanno previsto una sala per praticare yoga e tre “oxygen cell”, dove poter sostare per ricaricarsi in un ambiente ricco di ossigeno e poi tornare ai propri compiti con più energia e concentrazione. Infine, aree gioco come le strutture per l’arrampicata e divanetti e pod per il relax sono distribuiti in tutto l’edificio per favorire l’alternanza di lavoro e pause rigenerative.

Mod è un nuovo concept di ufficio in condivisione che si pone all’intersezione tra spazio di coworking, hospitality e retail. L’idea dei due fondatori, i fratelli Brian e Randy Stowell, è stata quella di portare il concetto di coworking a un livello superiore attraverso un’attenzione particolare alla progettazione degli spazi e al servizio

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Mod mette al centro il benessere di chi vi lavora attraverso una concierge dedicata a cui si accede tramite un’app. Denominata Merci, la app permette di fare il check-in e il check-out dagli spazi, di ordinare snack o pasti salutari e bilanciati, pensati per dare energia e concentrazione durante le ore di lavoro, o richiedere un cavo di alimentazione per il computer o lo smartphone in caso di dimenticanza. 

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Il personale viene allertato tramite una vibrazione dell’Apple Watch e ogni richiesta viene soddisfatta in tempo reale. Lo staff ha anche il compito di consigliare break di 10 minuti per dedicarsi al rilassamento, alla meditazione o a una passeggiata oppure di correggere la postura mentre si lavora alla scrivania. 

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Il design degli spazi, per ora disponibili nelle città di Phoenix e San Francisco, è impareggiabile in quanto a raffinatezza e pulizia formale con luce naturale, legno e inserti green a fare da caratteristiche dominanti. Tutti gli arredi presenti, selezionati accuratamente tra i prodotti di design più all’avanguardia, sono in vendita così come un assortimento di oggetti e accessori esposti in prossimità della reception.

WorkSpace Reloaded

La nuova generazione di uffici nasce a partire dai bisogni ed è contraddistinta dalla fluidità degli ambienti. In questi nuovi luoghi di lavoro le configurazioni spaziali e gli arredi mutuano i codici estetici della domesticità e assicurano, attraverso lo studio scrupoloso dell’illuminazione e l’adozione di soluzioni ergonomiche fisiche e cognitive, alti livelli di agio e salubrità.

Le aziende dell’era digitale che guidano questa trasformazione studiano i loro interni per stimolare corpo e mente di chi vi lavora adottando soluzioni di arredo sorprendenti e inedite che diventano, così, fonte di soddisfazione e di ispirazione.

A dare impulso al perseguimento di questi obiettivi viene chiamata la tecnologia che permette di monitorare costantemente la funzionalità e i consumi degli spazi. Accorgimenti che rendono i nuovi workplace ecosistemi responsive e sostenibili.

Sonos giovane azienda leader nel settore degli speaker wireless ha incaricato lo studio IA Interior Architects di progettare i suoi nuovi uffici di Boston con l’intento dichiarato di creare uno spazio in grado di rispecchiare pienamente l’attitudine di raffinata creatività che caratterizza il brand.

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Gli architetti di IA si sono per prima cosa concentrati sull’esperienza quotidiana delle persone per capire quali fossero i loro bisogni e le loro preferenze. In seconda battuta, sono state studiate le specifiche necessità dell’azienda che voleva una sede che mescolasse diverse destinazioni d’uso: l’ufficio vero e proprio, il negozio e gli spazi per l’ascolto e per test audio di qualità, il tutto immerso in un’atmosfera che ricordasse più una casa che un luogo di lavoro.

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Alla luce di questo studio preliminare, IA ha scelto di lavorare alla costruzione di un ampio spazio comune, dotato di un’acustica perfetta e organizzato per isole. Il risultato è un ambiente aperto e fluido che favorisce la collaborazione e l’interazione.

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Lo spazio è intervallato da accoglienti zone living con poltrone, divani, scaffali e librerie dove fanno bella mostra di sé i prodotti di Sonos: in questo modo i visitatori possono farne esperienza diretta. L’ingresso, infine, è impreziosito da opere realizzate dall’artista Mark Stamaty appositamente per Sonos.

MVRDV House è il nome della nuova sede dell’omonimo studio di architettura di Rotterdam che nasce con la precisa idea di tradurre in un luogo fisico il DNA collaborativo e il modo di lavorare che lo contraddistingue. I nuovi uffici vengono chiamati “casa” e il loro spazio, ricavato dalla riconversione di un edificio risalente agli anni ’50, ricrea proprio quella che sembra la sezione di una casa per bambole. I 2.400 mq sono suddivisi in diverse aree deputate al lavoro, ai momenti conviviali o a quelli di relax e socializzazione

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Cuore del nuovo ufficio è quella che viene definita Family Room in cui campeggiano un tavolo da pranzo appositamente sovradimensionato per essere condiviso da tutti collaboratori, uno chandelier verde che pende dal soffitto e una tribuna in legno che può essere utilizzata per le presentazioni ma anche per ospitare lectures o guardare la partita.

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Su questo spazio si affacciano le meeting room contraddistinte da colori che ne sottolineano la funzione: un “formale” blu scuro per la presentation room, un più intimo marrone per la library room fino al verde acceso della game room con un tavolo da ping-pong per giocare o per incontri informali. Dall’altro, al di là di una parete completamente trasparente, si apre l’area deputata ai team che lavorano sui diversi progetti: lo spazio è volutamente aperto e senza barriere proprio per fare in modo che da qualsiasi punto dell’ufficio ognuno possa vedere tutti gli altri e le scrivanie sono state disegnate appositamente come singole “unità” per favorire il lavoro di gruppo, senza gambe che intralciano i movimenti o divisori di alcun genere.

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In previsione c’è anche il ridisegno della corte esterna dell’edificio che andrà a rafforzare l’attitudine all’apertura ad attività extra-lavorative e di intrattenimento come ristoranti o caffetterie pop-up.

Risparmio energico, sensibilità sostenibile e personalizzazione degli spazi sono le parole chiave del nuovo progetto dello studio Carlo Ratti Associati. Si tratta di un ufficio in cui la climatizzazione degli ambienti è tarata sugli effettivi bisogni e sulle preferenze dei singoli individui, evitando così, tanto inutili dispersioni energetiche quanto le lotte senza quartiere fra chi vuole l’aria condizionata e chi no. Una bolla termica personalizzata che sarà ottenuta attraverso raffinatissimi sensori distribuiti su tutta la superficie dell’ufficio, capaci di rilevare parametri come la temperatura, la presenza o meno di persone in una stanza e i livelli in essa di anidride carbonica e di attivare o spegnere, sulla base dei dati raccolti, ventole e altri accessori di climatizzazione

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L’effetto virtuoso della bolla termica verrà potenziato da arredi come pannelli in legno pop-up, pareti mobili in vetro e tende che consentiranno di riconfigurare rapidamente gli interni sulla base delle necessità e del numero dei loro occupanti. Secondo le stime dello studio un accorto utilizzo energetico basato sulle reali necessità delle persone può ridurre fino al 40% l’impiego di risorse, con effetti benefici in termini di costi e di salvaguardia dell’ambiente. La prima applicazione pratica di Ufficio 3.0 avverrà nel corso del 2017 a Torino presso la sede della Fondazione Agnelli.

Quando i dipendenti della sede di Deloitte ad Amsterdam, progettata dallo studio londinese PLP Architecture, arrivano in ufficio la porta del garage riconosce la loro auto o bicicletta e li conduce a un parcheggio libero con carica elettrica a disposizione. La app a cui sono connessi sceglie, poi, una scrivania in base al programma del giorno, uno standing-desk o un luogo per concentrarsi, e può essere usata per regolare illuminazione e riscaldamento a piacimento. Ma non è tutto. La app monitora il livello di caffè nella macchina per l’espresso, l’uso delle tovagliette nella toilette e quali bagni necessitano di essere puliti nonché i progressi fatti nella palestra aziendale. 

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E quando si fa sera, i dipendenti possono ordinare la spesa per l’esatto numero di persone da sfamare, che verrà consegnata in un frigorifero al piano terra dell’edificio, per poi tornare a casa e cucinare senza sprechi e senza passare al supermercato. L’edificio è, in pratica, un network di sensori che tengono costantemente l’ambiente sotto controllo modulando energia e consumi in base all’uso e alle reali esigenze di chi lo vive. 

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La quantità di dati raccolti, inoltre, permette di venire a conoscenza di bisogni e problematiche difficilmente prevedibili in fase di progetto. La privacy è salva dal momento che nessuno può avere accesso ai dati del singolo dipendente, a maggior ragione perché il sistema è studiato per rilevare lo scenario complessivo e non i comportamenti individuali.