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Lanzavecchia + Wai

Designer

“La gente si chiede in che modo i propri spazi abitativi possano aggiungere valore al proprio stile di vita, dunque chiede ed esige sempre di più dagli oggetti che abitano quegli spazi”.


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_Non vi definite un’impresa professionale, ma una collaborazione creativa: che cosa implica questo dal punto di vista del design e del metodo di lavoro?

Lavoriamo, fisicamente, in due luoghi distinti, Francesca in Italia e Hunn a Singapore, con 6-7 ore di differenza, ma possiamo gestire il nostro lavoro, in comunione, grazie a tecnologie quali Google Drive, Skype, iMessage e What’s App, strumenti di comunicazione che utilizziamo quotidianamente mentre siamo in viaggio l’uno verso il paese o la zona dell’altra. Ci incontriamo, di persona, circa una decina di volte l’anno.

Abbiamo progetti ai due lati del mondo; per noi questa inter-continentalità è molto importante proprio perché ci permette di cavalcare sempre l’onda in quanto a temi, campi di attività e mercati.

_Il vostro lavoro spazia dalle opere su commissione per grossi marchi di design contemporaneo ai prototipi e alle edizioni limitate per gallerie d’arte e mostre. Che tipo di rapporto avete con i vostri clienti? E come cambia il vostro modus operandi a seconda del contesto?

I rapporti migliori si costruiscono sul rispetto reciproco, sulla fiducia e sull’allineamento di valori e obiettivi, cosa che, fortunatamente, si verifica il 99% delle volte nei lavori che svolgiamo nei settori più svariati e nei mercati verticali.

Pensiamo sia molto italiano e molto asiatico ritenere che, se possiamo cenare o bere qualcosa insieme e avere delle belle conversazioni al di là del lavoro, parlare della vita e dei nostri sogni, insomma se possiamo entrare in amicizia e concederci un po’ di confidenza con i clienti, sicuramente il progetto a cui stiamo lavorando andrà bene.

Riteniamo infatti che elaborare il progetto sia tanto importante quanto lavorare per la sua elaborazione. Crediamo nell’idea di valorizzare il contesto del progetto esplorando ciascun ambito specifico per scoprire e porre domande che non siano ancora state poste. Nuove domande per arrivare a nuove risposte, nuove soluzioni, nuovo valore. Dunque, in questo senso, non si può dire che il nostro modus operandi cambi da un contesto all’altro, poiché la nostra mission e il nostro modo di procedere consistono nell’aprire nuove prospettive, nel rivelare nuove opportunità e nel forgiare nuove percezioni.

_Siete due giovani designer cosmopoliti che si sono formati in ambienti internazionali: quali sono i vostri punti di riferimento, quali le vostre fonti di ispirazione?

Ricaviamo tutto questo dalle nostre attente e curiose osservazioni sui fenomeni della vita e dal mondo stesso in cui viviamo, in base alle due domande che ci poniamo religiosamente: “Perché è così?” e “Come possiamo migliorarlo?”.

Viaggiamo molto, siamo interessati alle culture – siano esse storiche, attuali o emergenti -  ci manteniamo sempre molto aperti al mondo e ai nuovi modi di guardare e di pensare che vi individuiamo.

_C’è un soggetto particolare, un campo del design che vi interessa particolarmente al momento, o che trovate stimolante?

Sono molti i campi che destano il nostro interesse; la sanità, l’invecchiamento attivo, l’educazione dell’infanzia, i dispositivi indossabili, le nuove tendenze del mondo del lavoro e dell’ufficio, l’ospitalità, il design aeronautico, la “realtà mista”. Ed effettivamente lo spazio che troviamo assolutamente affascinante è quello in cui questi campi cominciano a mescolarsi tra loro e a creare nuovi significati e a generare nuove normalità. Prodotti per l’infanzia contaminati da forti influenze dal mondo della moda? Fantastici! Strutture sanitarie che uniscono i protocolli dei servizi alberghieri a quelli domestici? Musica per le nostre orecchie!

_In base alla vostra esperienza, come credete stiano cambiando gli stili di vita? Come si vive la casa oggi?

Diverse ricerche ed approfondimenti hanno rivelato che sempre più persone risultano oggi esposte ed attive nell’ambito dei social media, Pinterest e dei canali tematici relativi ai nuovi stili di vita e, in quanto tali, si stanno tramutando in consumatori più consapevoli e capaci di decidere, affamati di esperienze.

La gente si chiede in che modo i propri spazi abitativi possano aggiungere valore al proprio stile di vita, dunque chiede ed esige sempre di più dagli oggetti che abitano quegli spazi. Anche la continua tendenza verso spazi abitativi urbani sempre più compatti permea questo intero contesto.

Ogni prodotto, nella sua concezione e nel suo utilizzo quotidiano, ha una stratificazione di contesti di utilizzo più varia da servire, abilitare e permettere. I prodotti per interni, dunque, devono essere pensati come sistemi, infrastrutture che sostengono passivamente e attivamente gli stili di vita.

_Ciò detto, con quali richieste ed esigenze si devono confrontare oggi i designer?

Condurre ricerche, raccogliere spunti, formulare contesti, dar forma a visioni di ciò che accadrà fra tre, cinque, dieci anni, essere capaci di trovare un equilibrio tra il design e l’esperienza dell’utente, tenendo sempre conto anche di produzione e logistica, marketing, vendite e distribuzione.

Queste competenze e capacità sono quelle che consentono al designer di lavorare fianco a fianco con i più alti responsabili e dirigenti per avere conversazioni significative e d’impatto, di una certa portata e serietà.

Se il design vuole migliorare la vita e costituire un sistema decisionale di per sé, allora, secondo la nostra umile opinione, occorre che il progettista capisca e sia ben cosciente dei meccanismi e delle scelte che possono rappresentare un valore per molti al fine di prendere decisioni migliori ed impattanti. Questa è per noi la definizione di Good Design.

_Individualmente, che tipo di rapporto ha ciascuno di voi con lo spazio domestico? C’è una zona particolare della casa che vivete come la vostra “comfort zone”?

Francesca: Provo sempre una bellissima sensazione nel tornare a casa dopo un lungo viaggio… la casa è il mio porto sicuro, un piccolo tempio privato. Il cuore della mia casa si trova nella living room, in salotto. È lì che ci si rilassa dopo una lunga giornata con una sessione di yoga e dove, circondati da piante e dai propri oggetti, ci si concede agli ospiti durante una cena cucinata con cura e condita da chiacchierate interessanti e risate. Il salotto è lo spazio per il silenzio, per le conversazioni, per ascoltare musica, è la cornice perfetta per lasciar correre l’immaginazione, per raccogliersi in sé stessi e godersi la propria intimità.

Hunn: La camera da letto, senza alcun dubbio! Il bozzolo in cui si vive l’intimità e la privacy, dove posso essere completamente me stesso con i miei libri e le varie riviste che mi interessano spalancate di fronte a me, musica soft in sottofondo e luce soffusa. Magari con un diffusore di oli essenziali che riempie l’aria di aromi speziati come brezza marina del Mediterraneo e vetiver. Un luogo in cui meditare, sognare e riprendersi.

_Dove e come vi immaginate tra una decina d’anni?

A condurre un variegato team di esperti in vari campi: architetti, ingegneri progettisti, ricercatori, sociologi, esperti di materiali, codificatori e sviluppatori, e business developer come Lanzavecchia + Wai, per generare e articolare soluzioni potenti e sofisticate.

Continuando, al tempo stesso, a portare avanti una scuderia di imprese nei campi che amiamo di più e nei quali riusciamo a manifestare le nostre filosofie con maggior fiducia, ossia i prodotti per il lifestyle, le soluzioni d’arredo, la ristorazione fast-casual e l’ospitalità, la pubblicazione di contenuti, la curatela di mostre e il design.

_C’è un oggetto che ritenete iconico? L’oggetto di design perfetto, per così dire?

La vite. La vite è l’oggetto in cui si intersecano perfettamente funzionalità, scalabilità, produzione, materiale, costo di produzione, distribuzione, accessibilità d’uso ed è ciò che tiene insieme il nostro mondo con quanto realizzato dall’uomo.

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